RE DELIRIO







Lorenzo 
Alessandri
1970









L'ultimo, inguaribile artigiano della  penna,  se ne va per i parchi  di un mondo dai tramonti a fil di spada, aspetta la notte all'angolo della strada, attende il momento in cui sono le luci interne ad accendersi, a colorarsi, a sfiorarsi il gomito e a dirigersi proprio <<Chez Alessandri>>, a dirigersi dove lui, Alessandri, ha l'aria di aver preparato da tempo un brindisi per quell'incontro casuale.
<<Chez Alessandri>> capitano gli infelici. Quegli stessi che, nottetempo, abbandonano le case del grande manicomio dormiente per entrare nel piccolo manicomio ambulante e finire lì, dove Alessandri li aspetta seminascosto dall'occhio dei suoi Pascal. I Pascal, a ben vedere, non sono che registrazioni, scorci di un mondo a cavallo del nostro che lasciano sui fogli, soltanto <<per caso>> firmati da Alessandri, la loro impronta digitale, la stampella del braccio a uncino su cui si posa la farfalla, una corda per il doppio, il cane che non smette di portarli a zonzo.
Alessandri, con i suoi Pascal, non ha l'aria di inventare qualcosa (dice infatti di sé: "Io sono un cronista -magari bugiardo- che non parteggia per nessuno"). Semplicemente, segna i secondi di un conto alla rovescia che soltanto la nostra continua, inesorabile vocazione all'indifferenza e ai toni-senza-colore, si permette di non rilevare. Un conto alla rovescia concluso con un punto interrogativo che non spetta ad Alessandri specificare perchè, per quanto lo riguarda, ha risposto all'appello che -lo si voglia o meno- è stato lanciato e ci ha permesso di entrare da lui come per offrirci un sorso di Pascal. Di quegli stessi Pascal che, dietro il banco, nel versarci da bere, nel tenderci un'occhiata, nello stringerci la stampella, nel lanciarci uno sbadiglio di topi, facendo perno sul ritorno di fiamma della nostra ex-curiosità, ci ha letto la mano.
Lorenzo Alessandri
RE DELIRIO
1970
Una mano le cui linee, ora, sono tutte riunite in quell'unico punto che non lascia i "distinguo" del caso all'intelligenza, al cuore, alla vita; in quell'unico punto che, una volta tanto, ruota davanti ai nostri occhi finalmente insonni, finalmente scoccati dalla parte giusta al momento giusto; in quell'unico punto da cui, tra un segno e l'altro, i Pascal ci offrono un filmato a tratti impietoso ma di continuo ricco di ironia e autoironia, dall'apparente immobilità di cui volentieri ci ricopriamo.
Testo di Ferdinando Albertazzi.

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