È il secondo "ritratto dell'anima" che faccio, il primo, quello di Danilo, ad olio era nella cassetta che mi fu rubata sullo scalino di casa. Questi ritratti dell'anima non devono essere dei quadri veri e propri, e nemmeno delle caricature a colori, ma devono esprimere con segni sommari l'anima del ritratto nella misura e nel modo in cui essa è resa immagine materiale dalle caratteristiche fisionomiche ed espressive, ma soprattutto dalla costituzione anatomica della testa. È mia ferma convinzione che l'anima di molte persone (non di tutte) imprime nella materia della testa e soprattutto sul volto, la sua particolare fisionomia. Quest' impronta fondamentale ed immutabile nell'individuo (mutabile solo con fondamentali mutamenti interiori), assume via via sempre più interessanti e visibili accentuazioni, a seconda dei particolari stati d'animo in cui l'individuo muove nella sua vita interiore.
IL RITRATTO DELL'ANIMA DI PIRULIRU
Osservare il soggetto e circoscrivere i limiti di questa variabilità degli stati d'animo è compito dello psicologo. Scovare, distinguere e imparare a riconoscere questi stati d'animo dalle modificazioni o accentuazioni mimiche è compito dell'intelligenza e della più o meno capacità deduttiva dell'artista. Analizzare e afferrare le caratteristiche formali di questi stati d'animo è compito dell'educazione della sensibilità dell'artista, ed il riuscire ad impossessarsene graficamente e pittoricamente, al punto di poterne fare opera figurativa è quasi assoluta spettanza del pittore. Infine il riuscire a trarne un quid artistico è esclusiva competenza del suo talento. Quanto sopra, solo per chiarire che cosa io intenda per "ritratto dell'anima", in stretto legame con quel che ho dipinto.
Tratto da Zorobabel di Concetta Leto
Olio su cartone 1950
Collezione privata
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